Comunicatori alla Regione Lombardia
agosto 9, 2011 LAVORO No Comments
Il Pirellone cerca comunicatori con laurea umanistica ed esperti di media digitali.
Per tutte le informazioni sul concors0, cliccare qui.
Sphere: Related Content
Il Pirellone cerca comunicatori con laurea umanistica ed esperti di media digitali.
Per tutte le informazioni sul concors0, cliccare qui.
Sphere: Related ContentDopo l’Africa e il Medio Oriente, la rivoluzione dei social media sbarca anche in Europa. In Bielorussia gli oppositori del presidente Lukashenko, organizzati nella rete “Rivoluzione attraverso i social network”, puntano su Facebook, Twitter e sul social network Vkontakte (una piattaforma che nell’area russofona conta più di 75 milioni di utenti) per mobilitare le proteste di piazza contro il regime. Negli ultimi giorni il Governo ha reagito con durezza alle contestazioni, compiendo centinaia di arresti e tentando di oscurare la comunicazione online.
Malgrado il dibattitto sul tema sia aperto e le opinioni molto controverse, così come avvenuto in altri Paesi interessati da movimenti popolari di protesta, anche in Bielorussia i social media sembrano rivelarsi utili soprattutto per tre obiettivi:
Oggi si parla di Democrazia diretta [leggi]
Sphere: Related ContentIl Tea Party è un movimento politico grassroot di orientamento politico-ideologico conservatore che, secondo i sondaggi, potrebbe raccogliere le simpatie di almeno un quarto dell’elettorato americano .
Il nome è ispirato ai fatti del cosiddetto Tea Party di Boston che, come noto, rappresenta una sorta di topos dell’immaginario storico-politico statunitense. Vale però la pena ricordare che il termine Tea è anche l’acronimo della frase “Taxed Enough Already”, che richiama in modo immediato ed efficace l’essenza ideologica del progetto politico originario del movimento, articolato intorno a tre concetti chiave: Fiscal Responsibility, Limited Government, Free Market. Questi principi sono riassunti nell’ormai celebre e suadente slogan: “Meno tasse, meno Stato, più Mercato”.
La storia politica del Tea Party inizia approssimativamente nella primavera del 2009 , quando un vasto fronte di opinione pubblica conservatrice che ritiene troppo prudente e troppo poco conservatrice l’azione del Great Old Party (GOT) Repubblicano, inizia a coalizzarsi contro le iniziative di riforma economica e sociale intraprese dal governo del neo-presidente americano Barack Obama, tra cui in primis il progetto di progressiva estensione del cosiddetto Medicare (l’assicurazione sanitaria privata parzialmente finanziata dallo Stato) alle fasce più povere della popolazione statunitense che ne sono tradizionalmente escluse. Il nuovo movimento prende rapidamente coscienza di sé grazie all’ampio risalto concesso dai mass media (specie quelli di orientamento conservatore o fiancheggiatori del GOP), ma anche e soprattutto agli spazi informali di discussione e confronto offerti dalla rete Internet (forum, blog, mailing list, social network), e misura le sue forze nel corso di una serie di grandi manifestazioni di piazza che costellano di fatto tutto il primo anno della presidenza Obama.
Nel corso del 2009 e del 2010 il Tea Party è risultato sempre più determinante nell’influenzare il risultato di alcune consultazioni elettorali a livello nazionale e locale e per la selezione di alcune candidature di rilievo in vista delle midterms elections 2010. In molti casi il Tea Party ha giocato come attore terzo, favorendo l’affermazione del GOP contro i democratici o concorrendo direttamente con i repubblicani per l’affermazione di candidati conservatori alternativi a quelli proposti ufficialmente dal partito. A tal proposito, si comincia a parlare della storica possibilità si affermi negli Stati Uniti un “third party”, esperienza politica più volte tentata in passato e puntualmente caduta nella rigida solidarietà organica dello schema bipolare Repubblicani-Democratici.
Il Tea Party è attualmente privo di una gerarchia istituzionalizzata e di una leadership unificata e riconosciuta. Le iniziative di mobilitazione fanno capo ad alcune personalità carismatiche emerse sul web o a leader locali sostanzialmente o formalmente “smarcati” dai poli democratico e conservatore. Il coordinamento spontaneo informale e la deliberazione partecipativa “dal basso” solo la vera anima decisionale del movimento. Tuttavia, il ruolo di possibile guida del Tea Party vede al momento in prima linea due personalità molto diverse, che incarnano le due anime del movimento: l’ultra conservatrice e teocon Sarah Palin, ex rivale di Barack Obama nel rush finale delle presidenziali 2008 che punta ad istituzionalizzare un sistema di comando formale del movimento, e il libertario Ron Paul, anch’egli ex candidato alla presidenza USA, che sembra invece propendere per una linea più defilata, improntata all’esercizio di una sorta di influenza indiretta fondata sull’esercizio carismatico, più che all’assunzione di una leadership istituzionalizzata.
Il successo comunicativo del fenomeno aggregativo del Tea Party si fonda principalmente sull’abile utilizzo delle tecniche grassroot combinate con le potenzialità dei social media. Un mix che ha permesso al movimento di dare un’adeguata risposta a tre esigenze fondamentali:
1. creare e sostenere un’area di dibattito alternativa che fosse libera dal controllo delle forze politiche tradizionali e indipendente rispetto alle logiche di funzionamento dei media mainstream ;
2. fruire di uno spazio pubblico virtuale capace di offrire una nuova possibilità di aggregazione e identificazione ad una vasta platea di elettorato che non si sente rappresentata dall’establishment politico tradizionale;
3. portare avanti una campagna di fund raising che rendesse possibile finanziare iniziative e sostenere canali di comunicazione e informazione alternativi svincolati dal pressante dominio dei due grandi partiti tradizionali statunitensi.
Il tea Party è spesso descritto come il “partito di Internet” o un partito che “vive su Internet”. Ma, anche se può sembrare strano, è impossibile individuare un sito Internet ufficiale del Tea Party. Tuttavia, ciò non stupisce, se ricordiamo che abbiamodescritto il Tea Party come una creatura priva di una struttura e di un’organizzazione formalizzate. In questo senso, la natura sociale del movimento è riflessa nella sua presenza online, identificata da una vasta galassia di siti – amatoriali o di livello professionale – che fanno più o meno direttamente riferimento al movimento dal punto di vista ideologico e valoriale e che, nel corso del tempo, hanno progressivamente iniziato ad aggregarsi secondo una logica di network.
Sin dall‘esordio del movimento, la presenza online del Tea Party è stata caratterizzata da due elementi fondamentali:
Attualmente, il principale portale di riferimento del Tea Party (www.teapartypatriots.org) fa capo a una delle correnti più forti del movimento, quella del Tea Party Patriots. Osservando il sito, ci rendiamo subito conto di alcuni elementi peculiari, che in larga parte hanno assicurato la “capacità di presa” del movimento sul web:
Sphere: Related Content
- moltiplicare l’ampiezza della diffusione dei messaggi in Rete alimentando un viral network capillare e diffuso;
- enfatizzare appuntamenti ed eventi, nobilitando l’attività della realtà locale e l’impegno partecipativo dei singoli;
- definire un’agenda e una tematizzazione costruita dal basso, tanto più efficace e pervasiva, quanto non viene percepita come esogena dai target del messaggio.
La sfera pubblica è il luogo ideale in cui, grazie all’azione dei media, si confrontano idee e posizioni, si definiscono punti di vista, si concordano decisioni, si forma, in definitiva, quella che chiamiamo pubblica opinione. Fino ad oggi, la sfera pubblica ha coinciso con il luogo ideale del dibattito pubblico strutturato dai mass media (radio, tv, giornali). Ma occorre fare ora i conti con nuovi mezzi di comunicazione, legati ad Internet, ma che presentano particolari requisiti di interattività e apertura alla partecipazione. Parliamo dei social media, (blog, social network), che stanno dando progressivamente vita a quella che possiamo definire sfera pubblica socialmediale o, per comodità, socialsfera.
Ci accorgiamo che la socialsfera esiste ed è importante perchè, sempre più spesso, da qui prendono il via nuove esperienze di mobilitazione e partecipazione civile e sociale; perchè i dibattiti accesi nella socialsfera fanno da contraltare o addirittura alternativa a quelli veicolati dal sistema massmediale; perchè il potere costituito comincia ad interessarsi sempre più pesantemente alla regolamentazione di questa nuova dimensione di confronto e discussione.
Un tema particolarmente interessante è quello del funzionamento della socialsfera. Le regole non sono ancora chiaramente definite. Ma un aspetto è chiaro. Socialsfera e sfera pubblica massmediale hanno avviato un gioco di rimandi e attenzioni particolarmente vantaggioso per quei soggetti – politici, sociali, economici, culturali – che hanno interesse ad imporre le loro issue, definire agende, promuovere azioni.
Questa peculiarità è stata efficaciemente ed intelligente sfruttata da Gianfranco Fini e dal suo entourage, che hanno seguito un piano di azione che potrebbe essere il modello di un possibile vademecum per la buona comunicazione politica nell’ambito della socialsfera:
In occasione della mobilitazione contro la legge Finanziaria prevista per il 16 e 17 luglio, il Partito Democratico ha deciso di sperimentare la tecnologia QR Code.
In pratica, girando per le strade di molte città italiane si potranno trovare dei manifesti pubblicitari PD con sopra una sorta di strano codice a barre. Se si dispone di uno smartphone con fotocamera, abilitato alla connessione Internet e dotato di uno speciale reader scaricabile gratuitamente dal web, si può scattare una foto al codice a barre per ricevere un link che indirizza ad una comunicazione politica o news diffusa dal PD (in questi giorni, ad esempio, aggiornamenti sulla Finanziaria).
L’esperienza, che ha precedenti negli USA nel campo della comunicazione pubblicitaria, è senza dubbio molto interessante e rientra nel campo della cosiddetta “comunicazione totale” o, se applichiamo il discorso al campo della comunicazione politica, di quella che potremmo definire total politics, la politica che invade dal punto di vista cmunicativo ogni angolo della vita quotidiana, superando anche i limiti già angusti del trend comportamentale dell’always-on. Nella sostanza, parliamo del tentativo di stabilire un contatto diffuso e costante con l’elettorato, pervadendo progressivamente di comunicazione politica tutti nche gli spazi fisici e temporali, e offrendo come stimolo al contatto e all’attenzione un plus di elementi ludici e di esperienze di coinvolgimento e affiliazione (in questo senso, siamo di fronte ad una nuova branca del marketing esperienziale).
Tuttavia, segnalo anche alcune perplessità sul tema, sia per quanto riguarda la selettività della comunicazione (non tutti hanno uno smartphone e, oltrettutto, c’è la “fatica” di downloadare e installare un software reader), sia per quanto riguarda il concreto rischio di overflow informativo (con conseguente possibilità di svilimento del messaggio).
Ieri Silvio Berlusconi – che ha da tempo un profilo Facebook alquanto trascurato (da lui) e problematico (per le polemiche che ospita) - ha sperimentato le potenzialità di Facebook per ringraziare gli elettori del risultato ottenuto dal centrodestra alle recenti Regionali. Al di là del fatto che qualcuno ha pensato ad un pesce d’aprile, ci sono alcuni aspetti interessanti da approfondire:
Il video qui sotto presenta una rivisitazione ironica dell’audio-messaggio Facebook di Berlusconi.
Se cercate su Google parole come treni, sanità, trasporti e altri servizi pubblici, trovate Formigoni. E’ il risultato della campagna di marketing ideata dallo staff del candidato PDL alla Regione Lombardia, che ha puntato su un servizio tanto semplice quanto efficace: Google AdWords.
Come funziona? Basta scegliere delle parole chiave da associare al proprio nome, pagare, et voilà! Ogni volta che qualcuno cercherà quelle parole-chiave troverà il vostro nome come primo risultato della lista e in evidenza gialla. Oltretutto, è possibile massimizzare il risultato (e abbattere i costi) con strategie di geo-marketing: Formigoni, ad esempio, ha comprato il servizio solo per le ricerche fatte in Lombardia.
In realtà, non si tratta di una grande novità. La tecnica è stata largamente utilizzata in altri paesi (es: gli USA) e già alle passate elezioni politiche alcuni candidati avevano puntato su AdWords con strategie addirittura più aggressive. In quel caso, infatti, alcuni politici avevano comprato come parole-chiave il nome dell’avversario. Per cui, ad esempio, un elettore di destra che avesse cercato il nome del proprio candidato di riferimento avrebbe invece trovato un invito a votare per il candidato appartenente all’opposta fazione politica.
Tornando a Formigoni, è interessante segnalare un altro piccolo “trucco” ideato dal candidato PDL. Sempre a pagamento, è possibile inserire brevi spot pubblicitari all’inizio dei video caricatu su Youtube. Lo staff di Formigoni ha così scelto una hit di video molto cliccati (tra cui, ad esempio, la canzone di Pupo e Emanuele Filiberto seconda classificata a Sanremo), garantendo all’esponente PDl un’alta visibilità anche sul più celebre sistema di video-social networking.
Sphere: Related Content