Se il politico scopre la videochat
December 28, 2008 12:04 pm chat, videochatLe videochat come strumento di comunicazione politica. Recenti esperienze stanno dimostrando le potenzialità del mezzo. Per saperne di più, ho pensato di fare due chiacchiere con un esperto del settore come Michele Kettmaier.
Le videochat politiche organizzate dalle edizioni online dei grandi quotidiani italiani come Repubblica.it, Corriere.it, ecc. totalizzano decine di migliaia di contatti. E anche quelle gestite direttamente da partiti e politici sembrano catalizzare una fortissima partecipazione. Secondo te, qual è il segreto del successo riscosso da questo strumento nel campo della comunicazione politica?
Direi un buon mix tra la possibilità di utilizzare da parte degli utenti questi nuovi strumenti e la voglia di confrontarsi alla pari con i politici, fuori dagli schemi tradizionali. Se non sbaglio è uno dei pochi mezzi che ti permette di dialogare “in diretta” con i nostri politici nazionali. Credo comunque che lo strumento avrebbe un appeal diverso se i politici si confrontassero anche de visu con i cittadini; se ci fossero momenti pubblici veri e “reali” di confronto non ho dubbi che, al di là delle distanze geografiche, avrebbero la meglio sulla videochat, che rimane però un ottimo mezzo di primo e di diverso approccio.
Videochat: più rischi o più opportunità per il politico?
In Provincia di Trento, con il presidente Dellai siamo partiti nel 2003 davvero come esperimento. Ci credevo io, ci credeva il suo staff di Gabinetto con Alessandro Dalla Torre e Giorgia Floriani, ci credeva l’allora capo ufficio stampa Alberto Faustini (oggi a capo della comunicazione d’Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa), e ci credeva soprattutto il presidente. Questo per dire che senza una ferma volontà di chi risponde è inutile mettersi in gioco. Con il tempo ho percepito che gli utenti capiscono quando le videochat sono di facciata e per soli fini di marketing rispetto a quando c’è davvero la voglia di mettersi in gioco e confrontarsi su qualsiasi tema venga posto. Per questo un po’ alla volta i già pochi filtri che avevamo predisposto per bloccare delle possibili domande ( esclusivamente ingiurie, calunnie) sono stati eliminati e in 5 anni abbiamo filtrato una sola domanda. Il cittadino ha davvero bisogno di dialogare con il politico e la rete ha raggiunto ormai una maturità tale che lo spazio per le ingiurie, almeno in questi spazi, non ha più modo motivo d’essere. Credo infine che per il politico le opportunità siano di gran lunga maggiori dei rischi. Con le domande arrivano una serie di informazioni (che possono poi rimanere anche come strumento di analisi) che possono dare al politico una visione diversa soprattutto perchè il pubblico con cui si confronta in videochat è diverso.
Senza rivelarci ovviamente tutti i trucchi del mestiere, quali sono le regole d’oro che deve rispettare un bravo spin doctor nell’organizzare un evento di comunicazione politica in videochat?
Diversificherei la parte tecnica da quella comunicativa; la piattaforma sicuramente deve permettere un botta e risposta immediato, un flusso dell’informazione facilmente intercettabile e facilità di utilizzo. Dalla parte comunicativa come per tutti gli eventi un buon lancio con diversi media; se poi l’appuntamento diventa periodico gli utenti sono già preparati e arrivano da soli senza traino. Questo credo sia un aspetto davvero importante; le videochat politiche ripetute diventano un momento normale per l’utente quasi come entrare in skype e videochattare con un amico.
Esistono strumenti adatti a misurare, in senso quantitativo e qualitativo, l’effetto di una videochat in termini di definizione dell’immagine politica e consenso?
Gli aspetti più importante secondo me sono di riuscire a intercettare quella parte di cittadini che di politica non si è mai occupata e di fare in modo che il momento virtuale per dirla alla Pierre Levy si trasformi in atto; fare in modo quindi che il virtuale da potenza si trasformi in atto e quindi in reale. Abbiamo infatti riscontrato che dopo alcune videochat e dopo un utilizzo intenso di strumenti di social network molti utenti sono intervenuti per la prima volta nei momenti pubblici del politico che abbiamo seguito, manifestandosi e cercando di presentarsi spesso come “sono quello che in web le ha fatto la domanda…”.
Tu hai organizzato, con discreto successo, eventi in videochat per un politico locale. Pensi che questo strumento esalti le sue potenzialità quando viene utilizzato per garantire un canale di comunicazione diretta e costante tra l’amministratore il territorio che lo ha eletto?
Credo che la videochat siano uno dei molti strumenti che permetteranno sempre più di stabilire un rapporto costante tra cittadino e amministratore pubblico. All’interno però di un processo prima di analisi e poi di utilizzo di strumenti di condivisione dell’informazione, quindi in pieno web 2.0 e di strumenti di social network. In Provincia di Trento grazie al Presidente Dellai siamo già partiti proprio in tal senso. I talenti e il capitale sociale del territorio quindi impresa, cittadini, pubblica amministrazione e ricerca che si confrontano e che attraverso il web 2.0 condividono e si scambiano conoscenza. Lancio anche qui da politicaduepuntozero un messaggio; aspettiamo il contributo di chi avrà voglia di provarci insieme a noi.


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